Un domani a idrogeno: costi e scenari

16/06/2021

Decarbonizzazione

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Nell’appuntamento del 9 giugno con il talkFORenergy “Un domani a idrogeno” sponsorizzato dall’Associata Sicim, si è parlato di idrogeno e vettori energetici. A discuterne Franco Del Manso (UNEM), Carlo Stagnaro (Istituto Bruno Leoni), Claudio Velardi (Fondazione Ottimisti&Razionali) e Giuseppe Zollino (Università di Padova).

Scendendo dal generale al particolare l’evento si è aperto con il Prof. Zollino che ha ricordato le caratteristiche dell’idrogeno: in primis il fatto che si tratta di un vettore energetico e che è abbondante in composti organici (metano e acqua in particolare); il Professore ha sottolineato che, non essendo presente in natura, va prodotto, e che produrre l’idrogeno “costa”: per 1 kg servono 50 KW/h; infine ha ribadito il fatto che è “leggero”, sua croce e delizia che ne caratterizza la difficoltà nella gestione e nella fase di compressione.

Sicuramente oggi l’idrogeno ha ancora usi limitati e nel corso degli anni ha vissuto diversi momenti da protagonista. Zollino ha presentato alcuni dati degli studi dell’IEA sui costi e gli impianti di reforming dell’idrogeno, puntualizzando la differenza tra quello cosiddetto “grigio” ossia prodotto senza la cattura di CO2 – e il cui costo dipende da quello del metano – e quello “blu” che prevede la cattura di CO2 (CCS) e che dipende dai suoi relativi costi. Ovviamente da tutti questi dati dipendono anche le scelte per la produzione dell’idrogeno. Una delle strade per la produzione è l’elettrificazione. Sicuramente l’obiettivo è alimentarlo con energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili ed avere l’idrogeno verde, ma non è sempre possibile. È importante considerare che un impianto di elettrolisi necessario possiede molti componenti il cui costo è variabile, e quindi il Professore ha sottolineato quanto sarà necessario e importante puntare su ricerca e sviluppo per ridurre i costi. È chiaro che difficilmente si arriverà ad una tecnologia “pre -stampata” ma la produzione avrà sempre costi variabili. Il Prof. Zollino ha quindi paragonato le diverse tecnologie ad oggi impiegate e i loro relativi costi, facendo anche un parallelismo con gli altri Paesi europei, concludendo con uno scenario elettrico al 2050 100% rinnovabile,  si tratta di una strategia di lungo termine che riguarda ovviamente anche la riduzione dei gas a effetto serra.

Carlo Stagnaro ha iniziato il suo intervento ponendo una domanda fondamentale e un po’ provocatoria: a chi, cosa, dove, quando e perché serve l’idrogeno?

Sicuramente, servirà ai settori hard to abate (acciaio, cemento etc.) e in parte ai trasporti pesanti, per sostituire il gas e ridurre le emissioni di CO2 e le emissioni di inquinanti a livello locale. La riduzione dell’impronta carbonica, quindi, è un punto chiave della sua produzione, il vero indicatore che in tanti hanno “semplificato” con l’uso dei colori. Stagnaro quindi parla di idrogeno 0 per quello che non prevede la produzione di CO2, e di 9.3 per quello che deriva dal metano. Oltre ad entrare nel dettaglio del rapporto produzione/emissioni, Stagnaro ha sottolineato l’importanza anche del luogo di produzione dell’idrogeno che, per le complessità dovute alla compressione necessaria per il trasporto, dovrebbe essere il più vicino possibile al luogo del consumo. Anche lui, infine, ha ribadito l’incertezza sui prossimi 30 anni e che quindi puntare “tutto” sull’idrogeno in questa transizione può essere pericoloso. Ci si augura sicuramente di avere le tecnologie sempre più adatte il prima possibile.

Franco Del Manso ha parlato principalmente del settore petrolifero, protagonista nella questione relativa all’idrogeno per quanto riguarda produzione, trasporto, stoccaggio e gestione: infatti, delle 700 tonnellate circa prodotte in Italia, quasi il 90% è impiegato in questo settore. Ovviamente il 99%di questo idrogeno è “grigio” e viene usato in diversi processi: raffinazione, idrodesolforazione o idrotrattamento e nelle bioraffinerie e nella produzione di oli vegetali usati nel trasporto stradale, navale ed aereo. L’industria petrolifera avrebbe anche molto interesse ad avere idrogeno a basso contenuto di carbonio per decarbonizzare gran parte dell’attività di raffinazione. L’uso principale in questo settore, per quanto riguarda le prospettive future, è legato alla produzione di nuovi combustibili liquidi a basso contenuto di carbonio che, però, prevede un ulteriore consumo di energia. Si tratta di prodotti che si presentano come una valida alternativa ai combustibili fossili, ha sottolineato Del Manso, tenendo conto che non si parla mai di una elettrificazione totale dei mezzi di trasporto, soprattutto nei settori marino e aereo. Altro importante punto, per il settore petrolifero, è l’uso dell’idrogeno blu, dando sempre più importanza alla CCS, tecnologia necessaria per raggiungere alcuni obiettivi ambientali.

Vista l’incertezza che caratterizza il futuro, è importate oggi continuare a puntare su ricerca e tecnologie al fine di avere punti fermi per scelte da compiere nei prossimi anni.

 


Topics: 1.Transizione energetica, 2.Decarbonizzazione, 5.Filiera idrogeno, 9.New technology, Efficienza energetica, Transizione ecologica

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