Quali aree di business per la filiera italiana dell’idrogeno?

03/11/2022

Transizione energetica

4 minuti

L’attuale contesto in cui operiamo ci chiede di guardare al sistema energetico nella sua complessità e di adottare soluzioni tecnologiche diversificate, al fine di garantire la sicurezza energetica, accelerando nel contempo la transizione energetica. L’idrogeno fa parte di queste soluzioni e può essere una tecnologia complementare, soprattutto per la decarbonizzazione dei settori hard-to-abate e della mobilità. Pertanto, a partire dal 2020, come Assorisorse, abbiamo creato un Gruppo di Lavoro dedicato per analizzare le sfide attuali nello scenario italiano e studiare i potenziali modelli di business per l’Idrogeno, consapevoli che come Associazione, ma anche come settore industriale, dobbiamo continuare a lavorare per costruire una catena del valore dell’idrogeno integrata sviluppando contemporaneamente tutti i segmenti della catena del valore (sistemi di produzione, trasporto, stoccaggio, distribuzione e utilizzo). Abbiamo poi sintetizzato una “overview” sul quadro normativo e sulle politiche di investimento/finanziamento sia a livello europeo che italiano.

Abbiamo successivamente condotto un breve sondaggio interno allo scopo di mappare le competenze dei membri dell’Associazione lungo l’intera filiera dell’idrogeno. I dati che sono stati raccolti ci consentono di presentare in modo organico il potenziale presente in Assorisorse ed evidenziano come tutte le fasi della filiera Idrogeno, ed i servizi trasversali di supporto, sono presidiati attivamente dalle varie aziende associate. Ci siamo dunque domandati quali opportunità di sviluppo possa avere la filiera dell’idrogeno, attraverso un approccio concreto. Dall’analisi di diversi modelli di business con particolare attenzione al panorama italiano, ci siamo concentrati su tre business cases:

  • Hydrogen Port Hub: abbiamo studiato un ecosistema portuale che potrebbe avere una doppia valenza. Una catena del valore al servizio del fabbisogno energetico delle infrastrutture portuali, così come della logistica e della mobilità, unitamente alla possibilità di far leva sull’offerta internazionale, aprendo l’ecosistema anche all’importazione.
  • Hydrogen Valley: un ecosistema regionale che collega la produzione di idrogeno, il trasporto e l’utente finale (come le industrie hard-to-abate e la mobilità). Questo ecosistema permette di sviluppare localmente l’intera catena del valore dell’idrogeno, dalla produzione all’utilizzo finale.
  • Generazione e valorizzazione dell’idrogeno da rifiuti solidi e biomasse: abbiamo studiato un modello di business particolarmente innovativo, analizzando la possibilità di utilizzare l’idrogeno come uno dei componenti del processo di produzione di biometano e biocarburanti sintetici liquidi partendo da biomasse e rifiuti solidi, all’interno di un’intera catena del valore decarbonizzata. Nonostante alcune delle tecnologie valutate siano ancora in fase di sviluppo, l’opportunità di valorizzare rifiuti, attraverso l’utilizzo dell’idrogeno, sembra essere davvero interessante.

Le nostre analisi confermano che non esiste una soluzione unica ma una molteplicità di soluzioni complementari, che possono essere implementate a seconda del diverso contesto e dei vincoli locali specifici. Sviluppare nuovi modelli di business implica tuttavia superare le potenziali barriere per creare domanda e garantire investimenti lungo l’intera catena del valore.

Così facendo, abbiamo identificato 3 dimensioni principali su cui muoverci: 1) il mercato, dove è necessario espandere la domanda per garantire la sostenibilità economica degli investimenti. 2) Il quadro normativo, che deve essere rafforzato e uniformato per consentire lo sviluppo della catena del valore dell’idrogeno a livello nazionale e internazionale. 3) La tecnologia, che oggigiorno è valida ma ci aspettiamo miglioramenti in termini di efficienza, flessibilità e costi.

Per affrontare tutte queste sfide e implementare politiche industriali abilitanti, la chiave del successo è il contributo congiunto dei governi e dell’industria dove i governi devono lavorare per standardizzare le normative locali e internazionali, considerando sempre la sostenibilità economica del business dell’idrogeno, mentre l’industria deve investire per mettere a terra tecnologie e costruire modelli di business che possano portare produzione, trasporto, stoccaggio e consumo su scala commerciale.

Dai casi concreti che abbiamo analizzato emerge, infatti, il ruolo chiave che possono interpretare le imprese nello sviluppo della filiera idrogeno, facendo leva sulle competenze ingegneristiche e sull’attitudine all’innovazione tecnologica.

*Al GdL hanno partecipato rappresentanti ed esperti di Baker Hughes, Bonatti, DG Impianti Industriali, Eni, EniProgetti, FEEM Servizi, Maersk H2S Safety Services Italia, NextChem (Gruppo Maire Tecnimont), Rina Consulting, Rosetti Marino, Saipem, Shell Italia E&P, Sicim, Snam. Una presentazione completa del lavoro, illustrato in occasione della fiera HESE – Hydrogen Energy Summit&Energy, è disponibile online al link


Gruppo di Lavoro Filiera Idrogeno Assorisorse

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