La decarbonizzazione come opportunità

22/06/2020

Decarbonizzazione

12 minuti

Durante un forum del Corriere della Sera su energia, decarbonizzazione e sostenibilità, si sosteneva, parafrasando Mao Tse-tung, che “la transizione energetica non sarà un pranzo di gala”. Il senso era: per avvicinarci agli obiettivi degli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici, è bene entrare nell’ordine di idee che il percorso sarà non facile e complesso. Niente tovaglie di lino e posate d’argento.

In questa sezione del magazine parleremo di decarbonizzazione, un processo la cui velocità di attuazione si sta rivelando inferiore a quanto sarebbe necessario per contenere il riscaldamento globale al di sotto dei due gradi entro fine secolo. Sebbene l’Agenzia internazionale dell’energia – nel suo World Energy Outlook 2019 – ci informi che nei prossimi cinque anni le rinnovabili saranno al centro di una crescita importante (più 50% nel settore elettrico), la domanda mondiale di energia è ancora largamente soddisfatta (81%) dalle fonti fossili (gas 23%, petrolio 31%, carbone 27%).

Il sistema energetico è caratterizzato da una serie di profonde differenze. Il report dell’AIE evidenzia alcuni gap:

  • Il divario tra la promessa di garantire accesso universale all’energia e il fatto che quasi un miliardo di persone sia ancora privo di elettricità
  • Il divario tra le più recenti evidenze scientifiche che sottolineano la necessità di ridurre sempre più velocemente le emissioni di gas serra e i dati che mostrano un altro massimo storico toccato nel 2018 dalle emissioni derivanti dal settore energetico
  • Il divario tra le aspettative di una rapida transizione energetica guidata dalle fonti rinnovabili e la realtà dei fatti in cui il sistema attuale rimane dipendente dalle fonti fossili
  • Il divario tra la tranquillità derivante da un mercato petrolifero in cui l’offerta ben soddisfa la domanda e le persistenti preoccupazioni legate alle tensioni e alle incertezze geopolitiche

 

Scenari sulla decarbonizzazione

La neopresidente della Commissione Europea, la tedesca Ursula von der Leyen, ha più volte ripetuto di volere un’Europa che punti a traguardi più ambiziosi, diventando “il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050”. Da qui discende il Green Deal europeo, il piano presentato di recente che prevede investimenti nell’innovazione per circa 1.000 miliardi di euro nel prossimo decennio, con l’obiettivo di far diminuire i costi necessari a cambiare i modelli di business delle imprese.

Un programma che da un lato considererà prioritaria la diffusione delle energie rinnovabili, e dall’altro valuterà la sostenibilità ambientale e la fattibilità economico-industriale del futuro mix energetico. È un salto culturale che mette il tema dell’ambiente al centro di ogni strategia aziendale, a prescindere dal settore di appartenenza. E questo – insieme al recente Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) varato dal nostro Ministero dello Sviluppo Economico – merita futuri approfondimenti a più voci.

Una ricerca Aspen1 del novembre 2019 su energia e clima ci ricorda che oggi le emissioni annue di CO2 si concentrano per il 60% in quattro regioni del mondo (Cina, USA, Europa e India). Per comprendere a fondo la complessità del fenomeno e prendere le giuste decisioni, occorre tener conto anche di altri fattori come

  • le emissioni pro‐capite (una misura indiretta dello stile di vita degli abitanti di un Paese)
  • il percorso storico che ha contribuito all’accumulo di CO2 in atmosfera
  • le emissioni indotte dai consumi di un Paese su altri mercati (effetto delle importazioni e della delocalizzazione produttiva)

Dal report emerge che la terziarizzazione dell’economia, la spinta verso una maggiore efficienza energetica e un diverso mix energetico – frutto dell’implementazione di politiche corrette – permettono di procedere nella direzione giusta, ma non alla velocità desiderata. “Il rischio concreto – scrivono gli autori – è che gli obiettivi di decarbonizzazione (basati su tecnologie e modelli di business dai ritorni più bassi rispetto alle fonti tradizionali) siano poco conciliabili con le richieste del mercato stesso in termini di ritorno degli investimenti”.

È evidente che decarbonizzare e mantenere i ritorni attuali sono due obiettivi difficilmente conciliabili. Per questo il settore dovrebbe attirare ingenti capitali, necessari per rispondere alla crescente domanda energetica e realizzare il percorso di decarbonizzazione, attraverso l’ammodernamento degli impianti esistenti e la costruzione di nuovi.

Il ruolo dell’Oil & Gas nella decarbonizzazione

Diverse major dell’Oil & Gas (specie quelle europee) agiscono per la transizione energetica con investimenti nelle rinnovabili, anche acquisendo start‐up innovative. In parallelo dedicano grande impegno per ridurre le emissioni che derivano dalla propria filiera. “Con impegni e strategie diverse, le major internazionali – sottolinea Aspen Institute Italia – possiedono il know‐how, i mezzi (asset e risorse finanziarie) e la global footprint per imprimere quell’accelerazione necessaria al processo di decarbonizzazione che, come osservato, procede troppo lentamente”.

Proprio il portafoglio di produzione di idrocarburi si sta ribilanciando nella direzione della decarbonizzazione: il gas naturale, grazie alle sue minori emissioni e alla complementarietà con le fonti rinnovabili, è la fonte ideale per la transizione. “Non a caso la quota di produzione di gas naturale sul totale idrocarburi delle oil companies internazionali è passata dal 30% al 40% dagli anni ‘80 a oggi. Ed è possibile che nei prossimi 15 anni superi il 50% sul totale della produzione”.

In Italia gli ambiziosi obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) impongono una costante accelerazione sul tema della transizione. Se la decarbonizzazione è indicata nei documenti predisposti dai decisori politici europei come un importante opportunità di sviluppo per l’intero continente europeo, anche il ruolo delle Oil Companies nella transizione a livello nazionale non deve essere considerato trascurabile: l’Italia ha infatti tutte le potenzialità per continuare ad attrarre investimenti in questo senso. “Non è un caso – scrivono i ricercatori di Aspen – che tre delle cinque major europee operino proprio in Italia. La fotografia della transizione nazionale mostra segnali incoraggianti: mentre negli ultimi 10 anni l’intensità energetica e le emissioni sono diminuite, le rinnovabili aumentano”.

La fotografia della transizione energetica

In termini ambientali, il mix generativo elettrico italiano è tra i più performanti d’Europa, essendo dominato da gas naturale e rinnovabili. Ma il “Sistema Italia” dovrà attrarre investimenti per le infrastrutture energetiche, così da rendere sostenibile il settore energetico.

Da questo primo quadro – che come detto andremo a completare con approfondimenti verticali – non avendo ancora a disposizione tecnologie “low carbon” tecnicamente ed economicamente scalabili per innescare una rapida sostituzione degli idrocarburi, le fonti fossili a minori emissioni resteranno a lungo essenziali per il mantenimento del nostro sistema industriale e a garanzia dello sviluppo.

In coerenza con il PNIEC, il cambio di paradigma energetico va realizzato in modo globalmente sostenibile (puntando a una crescita delle rinnovabili, escludendo il carbone e riconoscendo al gas un ruolo fondamentale nel processo di transizione). Un mancato sostegno delle nostre fonti fossili a minori emissioni andrebbe invece a favorire le importazioni, determinando una serie di impatti negativi a livello di sistema Paese nell’immediato e nel medio-lungo periodo.

Per questo, in parallelo, è necessario un focus specifico per valorizzare la produzione nazionale delle fonti energetiche fossili a minori emissioni. Le quali, insieme ad altre fonti continue e ad alta densità (geotermico, idroelettrico, biomasse), andranno a formare un mix energetico in grado di disaccoppiare crescita economica e trend emissivi. Solo così le sfide che abbiamo di fronte sul piano energetico (specialmente sul tema della sicurezza e degli scenari geopolitici) si convertiranno in un futuro sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale.

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