Infrastrutture offshore nuove ed esistenti: risorse fondamentali per la transizione energetica

07/10/2021

OMC 2021

6 minuti

Il 30 settembre, l’ultimo giorno di OMC – Med Energy Conference and Exhibition, si è tenuto l’incontro fra Assorisorse ed Elettricità Futura, dal titolo “Infrastrutture offshore nuove ed esistenti: risorse fondamentali per la transizione energetica”. Il tema portante è stata la riduzione dei costi di produzione dell’energia e il contributo allo sviluppo tecnologico che può essere dato dall’utilizzo e riconversione di infrastrutture esistenti, come quelle petrolifere. Sono intervenuti Luigi Ciarrocchi, Andrea Zaghi, Manuel Marangon, Tommaso Granata, Angelo Lo Nigro, Fabrizio Tortora, Paola Gigli, Ivan Pineda e Gilberto Dialuce, con la moderazione di Mario Sechi.

Per un mondo migliore

«Non c’è trasformazione senza industria. L’energia è vita, e senza energia non c’è vita», queste le parole d’esordio di Mario Sechi, Direttore di Agi.
Luigi Ciarrocchi, Presidente di Assorisorse, ha sottolineato l’importanza dell’inclusività nel mondo dell’energia. «Dobbiamo necessariamente coniugare l’ambiente con lo sviluppo, inteso come benessere», ha spiegato. La decarbonizzazione è fondamentale, ma la sostenibilità economica e sociale non vanno dimenticate. Altro grande tema è quello dell’economia circolare: «dobbiamo assolutamente dimenticare il paradigma seriale e sequenziale e ricondurre tutto ad un discorso circolare». Assorisorse ed Elettricità Futura si incontrano in nome dell’inclusività, un principio importante evidenziato da Ciarrocchi. Per quanto riguarda il riutilizzo delle piattaforme, Ciarrocchi ha sottolineato che gli Associati di Assorisorse hanno le competenze per mettere a disposizione le strutture e le capacità per riutilizzarle. «Non dobbiamo contrapporre ambiente e sviluppo. Se li contrapponiamo, alla fine non raggiungiamo né l’obiettivo della decarbonizzazione, né quello della sostenibilità ambientale. Cerchiamo di lasciare un mondo migliore ai nostri figli» ha concluso Ciarrocchi.

Semplificare la burocrazia

«Il settore elettrico è stato forse il primo ad abbracciare la transizione e la decarbonizzazione, un percorso che prosegue anche in altri segmenti del settore energetico» ha affermato Andrea Zaghi, Direttore Generale di Elettricità Futura. Ma Elettricità Futura è pronta a fornire la propria expertise. Serve una collaborazione su asset già patrimonio del settore minerario di Assorisorse, asset «che possono essere, in ottica di economia circolare, riqualificati, riconvertiti, e validamente portati a una nuova produzione green, ossia eolico offshore». Zaghi ha notato che nonostante l’interesse delle aziende sussistono degli ostacoli di natura burocratica.

Manuel Marangon, Vicepresidente Eni, ha parlato di offshore e decommissioning, sottolineando l’importanza di utilizzare le piattaforme esistenti e trasformarle. Nell’Adriatico, ad esempio, ci sono circa 100 piattaforme, asset esistenti e funzionali alla produzione di energia. In merito, «abbiamo pianificato tempi e costi per il decommissioning, secondo le linee guida ministeriali. Il decommissioning è parte integrante di un processo di investimento», ha spiegato Marangon. La normativa prevede dodici mesi perché le aziende mostrino il proprio interesse per il riutilizzo. «Abbiamo presentato progetti per una decina di piattaforme che se non avranno manifestazione di interesse avranno un iter di decommissioning normale, ossia progettare interventi sostenibili dal punto di vista economico sociale e ambientale». Anche Marangon guarda alla necessità di una semplificazione burocratica, data la complessità dell’iter e la lunghezza dei tempi.

Dal lato permitting, ha dichiarato Tommaso Granata di CESI, si riducono di molti i tempi in caso di strutture esistenti. Granata ha usato come esempio, a tal proposito, il collegamento a terra della struttura dal punto di vista energetico, cioè un cavo sottomarino che esporta l’energia prodotta dall’infrastruttura. Se esiste già una struttura, il permitting si snellisce. «Il lato permitting può essere uno spunto, una riflessione, per cercare di accelerare il processo e renderlo fruibile. Il gestore si trova a dover fare delle pratiche regolamentate da un decreto vecchio di 25 anni».

Angelo Lo Nigro di RINA ha spiegato che RINA si occupa di alcuni aspetti correlati alla verifica indipendente delle azioni di pianificazione ed esecuzione, guardando a tutte le fasi del processo. «Facciamo una serie di studi, analisi di rischio, eccetera, ma non certifichiamo: supportiamo tecnicamente e forniamo consulenza, la  base per poter effettuare queste operazioni che sono eccezionali». Anche Lo Nigro ha notato una «sproporzione tra tempi tecnici ed autorizzativi».

Wind offshore, la fonte energetica del domani

Tommaso Tortora di  Falck Renewables ha spiegato che Falck Renewables ha lo scopo di riutilizzare impianti da fonti rinnovabili. «La tecnologia è matura per iniziare a presentare dei progetti per l’eolico», ha affermato. «Abbiamo la tecnologia delle piattaforma delle fondazioni galleggianti, una tecnologia che sta evolvendo».

Il gruppo di lavoro formato da una decina di società fra cui Elettricità Futura, Rina, Enel, Eni, Stantec, guidato da Paola Gigli, Direttore Tecnico di Stantec, si è posto l’obiettivo di diventare il punto di riferimento per gli stakeholder, e hanno individuato alcune tematiche che dialoghino fra loro. È in programma una giornata di approfondimento sulle tematiche,  «noi siamo in fuzione dei nostri Associati» ha spiegato Gigli.

Ivan Pineda, di Wind Europe, ha affermato che il wind offshore sarà la prima fonte di produzione energetica in Europa, entro due decenni. Per questo, con riferimento in particolare alla situazione italiana, crede che la sfida più grande sia “accelerare”. Infatti, in tutta Europa si sta pensando a come incrementare la capacità del wind offshore e per fare questo, soprattutto nel nostro paese, bisogna cominciare subito a snellire i processi burocratici. «si può fare ma serve volontà e ambizione da parte delle istituzioni»

Sostenibilità ambientale, economica e sociale

Gilberto Dialuce, neo Presidente di ENEA (ed ex DG del MISE per le attività Oil&Gas), ha spiegato che «ENEA sta lavorando sulle biotecnologie e sulla possibilità di riutilizzo delle piattaforme offshore anche in un quadro di impiego delle energie marine». Dialuce ha anche fatto riferimento all’impegno di ENEA nel quadro dei programmi dell’ESA (European Space Agency) su previsioni e monitoraggio del cambiamento climatico con l’ausilio di satelliti, droni e sistemi big data.

Dialuce ha sottolineato che serve ragionare sempre più nell’ottica dell’economia circolare. «Per traguardare la neutralità climatica nel 2050, il ripristino della biodiversità e raggiungere l’equilibrio ambientale sarà necessaria una volontà collettiva di collaborare anche al di là delle divergenze. La transizione ecologica dovrà cambiare gli stili di vita». Lo sforzo non è da poco, ma «la transizione è l’unico percorso, non ne abbiamo altri; il problema sarà ‘non lasciare indietro nessuno’, e la politica del governo dovrà aiutare le classi sociali che si troveranno più in difficoltà».

In chiusura, il Presidente Ciarrocchi ha ribadito la necessità di «collaborare su quello che unisce non che ci divide», utilizzare le tecnologie più efficaci ed efficienti, e decarbonizzare il sistema senza penalizzare i più fragili.

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