Gli idrocarburi in Italia, un patrimonio da valorizzare

21/05/2020

Sottosuolo e geofisica

10 minuti

Per ogni Paese, avere a disposizione fonti di energia certe e convenienti è un’esigenza fondamentale. Già nel 2012, in uno studio specifico sull’industria degli idrocarburi e sull’importanza di valorizzare il petrolio in Italia, Assomineraria scriveva che il mondo dell’energia era pronto a scendere in campo e avviare una serie di azioni per reagire alla crisi economica, stimolando la crescita.

Le risposte concrete del settore energetico erano volte a:

  • investire nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica
  • modernizzare le infrastrutture
  • valorizzare il patrimonio minerario di idrocarburi.

 

L’anomalia degli idrocarburi in Italia

L’Italia non è un Paese povero di petrolio e gas, ma preferisce importarli invece che valorizzare la produzione interna. L’industria italiana degli idrocarburi ha una storia straordinaria alle spalle: opera in ogni angolo del mondo, con tradizioni e know-how ingegneristici di assoluta eccellenza e una leadership professionale, tecnologica e produttiva che fa la differenza. Nel quadro geografico e geologico europeo, esclusi i grandi produttori del Mare del Nord (Norvegia, UK), l’Italia è un paese relativamente ricco di idrocarburi: nel petrolio, occupa il primo posto per riserve di petrolio ed è il secondo produttore europeo dopo la Danimarca (Fonte: Report RIE 2012 per Assomin “L’Importanza e le Opportunità dell’Industria Petrolifera Italiana”). Nel gas, invece, ci attestiamo in quarta posizione per riserve e in sesta posizione per produzione, specie a causa delle difficoltà a valorizzarlo.

L’aspetto più rilevante nel confronto tra Italia e altri Paesi europei è il rapporto tra la consistenza delle risorse – accertate o presumibili – e la loro possibilità/capacità di valorizzarle. In Europa, le risorse di idrocarburi individuate rientrano in una visione di scenario e vengono utilizzate con progetti efficienti, spesso supportati da interventi pubblici indipendentemente dalla loro consistenza e convenienza economica.

E in Italia quando è accaduto tutto questo?
Solo nella stagione di Enrico Mattei, fondatore dell’ENI, e in parte all’indomani delle crisi petrolifere degli anni ‘70. La politica energetica italiana ha, in sostanza, sovente osteggiato e trascurato la ricerca mineraria e la valorizzazione delle risorse eventualmente ritrovate. Preferire le importazioni alla produzione interna ha generato ostilità e indifferenza nell’opinione pubblica e una percezione negativa della questione mineraria da parte di mass media e opinionisti.

Diversamente dagli altri Paesi europei, in Italia la possibilità di valorizzare il petrolio e il patrimonio minerario in genere è rallentata da molti ostacoli. Da anni nel nostro Paese si assiste a un sostanziale azzeramento di ogni attività esplorativa, con il conseguente rischio dell’uscita di molte imprese estere e uno sviluppo minore dei territori interessati. Un lusso che non possiamo permetterci.

L’esempio di Francia e Gran Bretagna

In questa sezione di Assomin Magazine parleremo di risorse naturali e ricchezze del sottosuolo, di materie prime energetiche e tecnologie innovative che in Italia, come all’estero, consentono al settore di contribuire a una crescita economica compatibile con la transizione verso un sistema energetico sostenibile. Spiegheremo perché il petrolio sia oggi la fonte di energia più impiegata al mondo e quale sia stato il suo contributo al progresso.

Oggi oltre l’80% del petrolio viene impiegato per fornire carburante ai vari mezzi di trasporto, fornire energia utilizzata per azionare le turbine delle centrali termoelettriche, riscaldare gli edifici. La crescente dipendenza e richiesta di petrolio rappresenta una delle facce del dilemma energetico che andremo ad analizzare grazie alla testimonianza di chi è direttamente coinvolto nella filiera dell’Oil & Gas.

Inoltre, cercheremo di capire dove siano localizzate le riserve di petrolio in Italia e che ruolo abbiano svolto nello sviluppo locale. Supereremo i nostri confini per conoscere da vicino i Paesi che sono diventati dei casi di eccellenza nella gestione delle diverse risorse, riuscendo a produrre non solo ricchezza per la collettività ma anche ad accelerare la transizione energetica.

Evidenzieremo infine in che modo, con un piano serio e strutturato, gli investimenti privati potrebbero raddoppiare la produzione nazionale di gas e petrolio, generando risorse per miliardi di euro da destinare alla crescita interna. Con rilanci occupazionali per centinaia di imprese, maggiore sicurezza energetica e miglioramento della finanza pubblica.

Sarà anche interessante capire come può continuare ad essere valorizzato il patrimonio di eccellenza presente nel settore esplorativo italiano e che riguarda sia il campo della ricognizione scientifica dell’intero sottosuolo nazionale, e sia la centralità del sapere, quell’insieme di conoscenze e competenze scientifiche, tecniche, organizzative necessarie alla crescita delle imprese e alla riduzione dell’enorme divario sui trust internazionali.

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