Come l’energia entra nei bilanci nazionali

05/03/2021

Transizione energetica

6 minuti

Nel “Talk for Energy” sponsorizzato da Shell Italia e organizzato da Fondazione Ottimisti & Razionali e Studio Legale Napoletano & Partners, si è parlato di Recovery Plan, di scenari energetici, del nuovo Ministero della Transizione Ecologica e di una svolta culturale urgente e necessaria 

Con l’obiettivo di dare sostanza e concretezza, portare analisi oggettive, sviluppare e incentivare dibattiti sugli scenari (energetici e non solo), si è svolto il 3 marzo il quarto appuntamento dei Talk FOR Energy, ciclo di incontri sponsorizzato dalla Fondazione Ottimisti & Razionali e coordinati in diretta dal presidente Claudio Velardi.

Intorno al tema «Imparare a fare i conti con l’energia» – ovvero come affrontare la transizione energetica da un punto di vista strettamente economico – hanno dibattuto Jacopo Giliberto (giornalista Sole24Ore), Marco Marsili (CEO Shell Italia e Consigliere Assorisorse) e Chicco Testa (presidente FISE Assoambiente), convergendo su un punto: il peso dell’energia nell’economia di un paese può essere misurato in termini di bilancia commerciale, ma anche in termini di ricadute scientifiche, tecnologiche, occupazionali, sociali. E le due modalità possono dare risultati molto diversi.

«Troppo spesso, infatti, la mera bandiera dell’economia green viene sventolata in totale mancanza o assenza di dati oggettivi – è il pensiero della Fondazione Ottimisti & Razionali – Ed è proprio a questo che il talk mirava: dare tangibilità e concretezza a quella che attualmente è la più grande sfida che l’Occidente deve affrontare, a maggior ragione all’indomani della pandemia. In questo senso deve essere vista come un volano e una possibilità per accelerare un processo già al centro di dibattiti da decenni nel panorama europeo».

Si è partiti così dall’analisi di tre scenari post pandemici messi a punto da Shell Italia (associata Assorisorse e sponsor dell’evento). In riferimento agli accordi di Parigi – il cui obiettivo è di limitare ben al di sotto dei 2 gradi Celsius il riscaldamento medio globale rispetto al periodo preindustriale, puntando a un aumento massimo della temperatura pari a 1,5 gradi – Marco Marsili ha presentato i tre scenari.

Nel primo, denominato “Scenario Waves”, a prevalere è l’economia: è lo scenario maggiormente “pessimista”, con una netta contrapposizione tra Stati Uniti e Cina, un aumento della ricchezza generale mondiale (a cui fa seguito, d’altro canto, un incremento delle emissioni). In questo scenario, la lotta al cambiamento climatico verrebbe accantonata e spostata solamente al periodo tra il 2035 e il 2040: questo però porterebbe a un aumento di 2,3° per quanto riguarda la temperatura mondiale (ben oltre i parametri dell’accordo di Parigi).

Il secondo scenario, definito “Scenario Island”, vede prevalere la sicurezza con un ritorno a chiusure nazionalistiche. Una sorta di autarchia statale dove a una diminuzione della cooperazione internazionale si accompagna un aumento generalizzato della povertà. Scenario questo che ricadrebbe con maggior peso sui Paesi in via di sviluppo e che vedrebbe un incremento stimato di 2,8° della temperatura mondiale.

Il terzo e ultimo scenario, denominato “Scenario Sky 1.5”, prevede un aumento dell’attenzione nei confronti del benessere della salute pubblica: maggiore cooperazione internazionale, crescita delle rinnovabili, efficienza ed elettrificazione, con l’obiettivo “zero emissioni” raggiungibile già entro il 2060. In questo scenario maggiormente “ottimista” gli Stati rientrerebbero negli obiettivi prefissati della decarbonizzazione, con un aumento contenuto della temperatura a 1,5 gradi.

Jacopo Giliberto e Chicco Testa sono quindi intervenuti partendo dai tre scenari («Sono più propenso rispetto al passato nel dare fiducia allo scenario ottimista» ha detto il giornalista del Sole24Ore), puntando entrambi l’attenzione sul tema dei costi.

«Come ci ha ricordato il neopresidente del Consiglio Mario Draghi – ha detto Chicco Testa – le risorse del Recovery Plan, seppur tante, sono limitate. La loro efficacia dipenderà da come verranno indirizzate verso obiettivi specifici. È fondamentale quindi deliberare non in base alle emozioni, come spesso è stato fatto in passato, ma basandosi su analisi concrete relative ai costi e alle opportunità. Essendo gli investimenti elevatissimi (la stima è di 30/50 trilioni di dollari fino al 2050), sarà fondamentale prendere decisioni politiche che garantiscano la crescita economica e l’efficienza degli investimenti, riducendo gli impatti sociali e mantenendo il consenso intorno a queste politiche». Se la transizione energetica non sarà percepita come un problema globale, si rischia di continuare a restare nella logica NIMBY.

«C’è da augurarsi – ha replicato Jacopo Giliberto – che il neoministro per la Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, non intervenga solo per modificare il quadro normativo e rendere maggiormente efficiente la macchina burocratica. Più che mai in questo momento, per incentivare privati e pubblico a investire, occorre sostenere una svolta culturale e un cambio di paradigma. Sono d’accordo sul fatto che il dibattito sociale e politico debba procedere su analisi oggettive della transizione energetica, parlando in special modo di costi, benefici e opportunità. Mi verrebbe da dire… con più ottimismo e razionalità!».

«Confido molto – ha aggiunto Chicco Testa – che il ministro Cingolani farà uno switch totale. È il suo background che parla: tecnologie, analisi e misure. Oggi d’altronde l’ambientalismo ha vinto nel mondo: di questi temi ne parla quotidianamente il neopresidente americano Joe Biden, ne parla Papa Francesco, ne continua a parlare la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Mi aspetto quindi che, rispetto ai ministri precedenti, con Roberto Cingolani il livello del dibattito si alzerà decisamente».

Durante il talk, il presidente dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie Enrico Mariutti (ospite del precedente talkFORenergy sul tema della CO2 come risorsa) scriveva su Twitter: «Chicco Testa tocca il punto fondamentale del climate debate: prima si discuteva se il cambiamento climatico fosse un problema oppure no, oggi si discute come risolverlo».

In chiusura Claudio Velardi, dopo la domanda sul ministro Cingolani, sollecitava i suoi ospiti sul tema dell’approccio delle imprese. «Tutti devono fare la loro parte – ha detto Velardi – comprese le aziende del sistema energetico».

«Proprio così – ha fatto eco Chicco Testa – continuare con il cosiddetto Greenwashing, con l’ecologismo di facciata di certe imprese, oggi diventa pericoloso. In Italia è necessaria una svolta culturale, la condiscendenza continua non porta né risultati e né crescita sostenibile. Le imprese devono ritrovare l’orgoglio di prendersi responsabilità nuove, spiegare le complessità e non continuare a regalare monopattini ai dipendenti. Questo governo, grazie a Draghi e Cingolani, rappresenterà a mio avviso una sponda efficace per operare finalmente una svolta culturale».

Sul canale youtube di FOR potete guardare tutti i video dei talk e anche quello di completo questo evento

Ulteriori dettagli sui prossimi appuntamenti sono disponibili su https://talkfor.ottimistierazionali.it/talk-for-energy/

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