Anche l’ONU spinge sulle tecnologie CCUS

15/03/2021

Decarbonizzazione

4 minuti

Secondo l’ultimo rapporto dell’UNECE, incrementare lo sviluppo su larga scala del processo di cattura delle emissioni di anidride carbonica consentirebbe ai Paesi di decarbonizzare il settore energetico. Tema su cui il gruppo ENI è in prima linea con il nuovo piano industriale 2021-2024

Negli stessi giorni in cui il ministro Roberto Cingolani parla della necessità di semplificare le regole per avere una transizione efficace – augurandosi che il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) possa servire all’Italia per assumere un ruolo di leadership nel prossimo decennio – le tecnologie per la cattura dell’anidride carbonica vengono giudicate quanto mai cruciali dalle Nazioni Unite per raggiungere gli obiettivi fissati dagli Accordi di Parigi sul clima.

Il tema della CO2 da valorizzare come risorsa (ampiamente dibattuto in un recente “Talk for Energy” della Fondazione Ottimisti & Razionali), è tornato al centro della scena grazie a un nuovo rapporto dell’UNECE, la commissione economica per l’Europa dell’ONU, nel quale si invita ad accelerare l’implementazione delle tecnologie per la CCUS come condizione necessaria per centrare i target di neutralità climatica.

Secondo il report, incrementare lo sviluppo su larga scala del processo di cattura delle emissioni di anidride carbonica consentirebbe ai Paesi di decarbonizzare il settore energetico, mentre i settori industriali dal maggior impatto ambientale potrebbero colmare il divario fino a quando le tecnologie energetiche a basse, zero o negative emissioni di carbonio di prossima generazione non saranno disponibili per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Il rapporto rileva che l’ampliamento a largo raggio della CCUS richiederà una vasta capacità di stoccaggio geologico: attualmente i bacini idonei identificati si trovano nel Regno Unito, nei Paesi Bassi, in Norvegia, in Croazia e in Italia, sebbene l’UNECE stia studiando le potenzialità di stoccaggio nell’Europa orientale, nel Caucaso e nell’Asia centrale (Russia ed ex Paesi sovietici).

Fra le tecnologie disponibili per la cattura, lo stoccaggio e l’utilizzo della CO2, gli autori del report hanno passato in rassegna 31 progetti di CCUS già esistenti in Europa e 24 in Nord America. Sheila Hollis, direttore esecutivo della United States Energy Association, ha spiegato che questo rapporto rappresenta «un passo positivo nel migliorare la comprensione globale delle implicazioni e delle opportunità del passaggio alla neutralità del carbonio nei settori energetici e ad alta intensità energetica entro il 2050». Se su questo versante alcuni Paesi come gli Stati Uniti, la Scandinavia e il Regno Unito hanno già accelerato, gli Stati più piccoli nella regione UNECE sono alla ricerca di partner internazionali e finanziamenti per rendere la CCUS una realtà praticabile.

Dal canto suo, in Inghilterra, ENI è in prima linea grazie alla licenza ottenuta per realizzare nella baia di Liverpool un progetto di stoccaggio di anidride carbonica. A fine febbraio il CEO Claudio Descalzi, presentando il nuovo piano strategico 2021-2024, ha spiegato come dal 2014 il gruppo ENI abbia avviato un profondo lavoro sulle tecnologie di decarbonizzazione. «Nell’ultimo anno – ha detto Descalzi – abbiamo messo a punto un piano di dettaglio, fissando anche degli snodi intermedi per provarne la concretezza e giungere alla completa decarbonizzazione di prodotti e processi entro il 2050. Per ciò che riguarda il Recovery Fund, i nostri progetti sono già stati consegnati al Ministero dell’Economia, compreso il grande piano per la cattura e stoccaggio di CO2 nei giacimenti esauriti nell’offshore di Ravenna».

 


Topics: 1.Transizione energetica, 2.Decarbonizzazione, 3.CCUS, 9.New technology, Carbon Capture Use and Storage, CO2, PNRR, Recovery fund, Transizione ecologica

Vedi tutti gli articoli